Scoprendo Taiwan con Teresa, l’autrice del blog “Asia Mon Amour”
Oggi parliamo con Teresa Pisanò che, oltre ad aver vissuto cinque anni a Shanghai e due anni a Taipei – dove risiede tuttora, – è anche l’autrice di Asia Mon Amour, un blog che parla di… ma di cosa volete che parli un blog con un titolo del genere?
Teresa, mi hai detto che hai studiato “Lingue e Civiltà Orientali” a Venezia che, da quello che ho capito, è la facoltà italiana più prestigiosa, tra quelle che si occupano di lingue orientali. Lo so perché ricevo millanta richieste da parte di giovani sinologi che aspirano a trasferirsi in Cina senza sapere troppo come fare. In che anno sei arrivata in Cina, come ci sei arrivata e, sopratutto, come hai fatto a trovare un lavoro e restarci cinque anni?
La prima volta in Cina è stata nel 2001. Andai a studiare all’Università di Lingue e Culture di Pechino e in quel periodo feci un viaggio a Shanghai di qualche giorno. Mi piacque moltissimo e decisi di tornarci nel 2004 insieme a mio marito, allora fidanzato. Ci andammo un po’ all’avventura, prenotando solo un albergo per tre giorni e senza avere un’idea di cosa avremmo fatto, né quanto saremmo rimasti. Ma in quei pochi giorni accadde tutto: trovammo degli amici, una casa e il lavoro.
A Shanghai tutto si muove in fretta, è una città molto dinamica e, soprattutto allora, offriva molte opportunità. Dopo qualche mese, tornammo in Italia perché io dovevo terminare i miei studi, ma subito dopo la laurea tornammo definitivamente sino al 2009. A Shanghai ho lavorato prima in uno studio di architettura e poi ho sempre insegnato in varie scuole. Il tempo è passato così velocemente!
Credo che allora ci fossero più possibilità rispetto ad ora: ormai molti studiano il cinese cercando fortuna in Cina, pertanto c’è più concorrenza. In ogni caso credo che se si conosce la lingua e la cultura, le opportunità siano ancora maggiori rispetto all’Italia o all’Europa stessa.
Mi hai detto che prima di trasferirti a Shanghai hai trascorso un breve periodo a Pechino. Domanda da un milione di Yuan, almeno per chi conosce la Cina: preferisci vivere a Pechino o Shanghai? Perché?
A Shanghai sono stata molto bene. Il lavoro mi piaceva molto e ho avuto la fortuna di conoscere delle persone straordinarie, con cui tuttora sono in contatto, che mi hanno trattato davvero come una di famiglia e su cui ho potuto contare in ogni situazione. Perciò Shanghai è per me una seconda casa.
Pechino l’ho vissuta da studentessa e da turista. Ho fatto la tesi di laurea sull’arredamento di interni delle case tradizionali di Pechino, le cosiddette siheyuan, perciò mi ci sono recata varie volte per le mie ricerche. Sono molto affascinata dalla Pechino storica e da quello che resta dei suoi magici vicoli o hutong. Non saprei dire quale preferisco delle due, perché sono totalmente diverse.
A Shanghai si vive per strada, è più frenetica, più meridionale come approccio alla vita, mentre Pechino la trovo più silenziosa, più discreta, più segreta. E ciò dipende anche dall’architettura delle abitazioni, che ne ha condizionato anche il modo di vivere degli abitanti. A Pechino le siheyuan o case quadrilatere con il cortile interno, dove tutto si svolgeva dentro, appunto. A Shanghai le shikumen, case di mattoncini di due, tre piani direttamente sulla strada. Ma per spiegare tutto questo ci vorrebbe un’intervista a parte!
Dopo cinque anni in Cina hai fatto una sosta in Italia ma, presa da mal d’Asia (come ti capisco) sei tornata velocemente in Oriente, questa volta a Taiwan. Quali sono le ragioni di questa scelta? Perché non di nuovo la Cina?
La scelta di andare a Taiwan non è stata spontanea, ma ho semplicemente seguito mio marito, che per il suo lavoro (è designer dell’ASUS, la famosa azienda di computer con sede centrale a Taipei) doveva trasferirsi a Taipei, perciò il fatto di essere andati in un posto dove si parlasse il cinese è stato del tutto casuale.
A Taiwan utilizzano ancora i caratteri tradizionali mentre in Cina il comunismo, a parte aver distrutto una buona parte di eredità culturale, ha fatto fuori anche i vecchi caratteri, per adottare un metodo di scrittura apparentemente più semplice (anche se io ho i miei dubbi). Qual è la tua opinione su questa scelta? Una volta arrivata a Taiwan, è stato difficile adattarsi al nuovo sistema di caratteri?
Avendo studiato il mandarino con i caratteri semplificati, faccio fatica a leggere quelli tradizionali e devo dire che non ho voluto studiarli, visto che per lavoro servono ben poco. Sicuramente sono molto affascinanti, ma è già abbastanza complicato con i caratteri semplificati! Per fortuna i taiwanesi parlano cinese con un accento molto chiaro e pulito, quindi non ho problemi, inoltre le insegne e le varie scritte, spesso hanno la traduzione in inglese. In casi estremi, qualche amico me li legge così riesco a capire.
Anche se non sono mai stato a Taiwan conosco diverse taiwanesi – solo donne, chissà perché, – e ho sentito spesso parlare delle tante differenze tra l’isola e la Terra di Mezzo. Non ti chiedo di elencarmi tutte le differenze tra queste due realtà, quanto piuttosto di descrivermi le tre differenze che ti hanno colpito di più. Quelle che, dopo cinque anni di Cina, non ti saresti aspettata.
Trovo i taiwanesi molto diversi dai cinesi, nel modo di porsi, di essere e di vivere. Li trovo molto più simili ai giapponesi. Taiwan è stata sotto il dominio giapponese per ottant’anni, pertanto l’influenza nipponica è forte non solo nella cultura, ma anche nell’architettura e nel cibo.
Lavorano tantissimo, sono silenziosi e sono estremamente gentili.
A volte mi chiedo se lo facciano davvero con il cuore o se siano impostati come robot! Pensa che una volta ho lasciato per diverso tempo le mie piante ad un’amica di Taipei, perché dovevo andare in Italia e non volevo che morissero assetate e quando sono tornata e sono andata a riprenderle lei mi ha detto proprio così: “Ti ringrazio per avermi dato la possibilità di prendermi cura delle tue piante”, con inchino annesso e occhi bassi.
I cinesi me le avrebbero restituite con un sorriso, una pacca sulla spalla e magari una in meno. Credo che i cinesi siano più “suibian“, per usare un’espressione della loro lingua, più alla mano, più informali. Napoletani d’oriente, dico io.
Al momento abiti a Taipei, la capitale di Taiwan. Di cosa ti occupi? Come sei riuscita a trovare lavoro a Taiwan?
Insegno cinese e italiano, faccio traduzioni e nel tempo libero scrivo. Lavoro molto da casa, anche via Skype. Per un italiano che abbia studiato cinese non è semplice trovare lavoro a Taiwan, dove i mestieri che vanno per la maggiore sono ingegneri, informatici, designer e insegnanti di inglese.
Il tuo piatti cinese preferito?
Domanda difficile: sono moltissimi i miei piatti cinesi preferiti e quasi tutti quelli della cucina dello Hunan, regione della Cina famosa per i suoi cibi piccantissimi. Se dovessi sceglierne solo uno, direi il toufu con verdure piccanti.
E quello taiwanese?
Non vado pazza per la cucina taiwanese, anche se tra i cinesi c’è la leggenda che sia una delle cucine più buone. Secondo me, è molto meglio la loro! Mi piacciono i niurou mian, o spaghetti con carne di manzo, mentre una bevanda buonissima è il bubble tea, un caratteristico tè con l’aggiunta di latte e di buonissime palline nere di tapioca.
Descrivimi Taipei. Te lo chiedo con una punta di gelosia visto che, nonostante lo desideri da anni, non ci sono ancora arrivato. Un po’ perché non ho il dono dell’ubiquità, e un po’ perché vorrei passarci almeno una stagione.
Taipei è brutta. Questa è la prima cosa che noti quando arrivi. Brutta esteticamente, perché la sua architettura non ha niente a che vedere con quella delle città avveniristiche cinesi, né con quelle antiche e storiche. Non c’è né il moderno, né l’ antico. E’ una città sciatta, trasandata. In compenso la natura è strepitosa e in pochi chilometri hai il mare, le spiagge, la montagna, i fiumi e i laghi. In ogni caso, nella sua accozzaglia di edifici, trovi degli angoli molto belli e dei negozietti e caffè davvero originali. E’ un posto da scoprire, che si svela piano piano e dove forse non bisogna fermarsi alle apparenze.
Progetti per il futuro?
“Futuro” è una parola non contemplata nel mio vocabolario. Sono nomade e vivo alla giornata, cercando di vivere al massimo ogni cosa. Non so cosa mi aspetta, cosa sarà, quale la prossima meta. Il mio sogno sarebbe vedere il mondo intero o almeno tutta l’Asia e non sono sicura che mi basti una sola vita.
Teresa, grazie per averci fatto conoscere un po’ meglio questa terra, Taiwan, per me – e penso anche per tanti lettori, – ancora misteriosa. Chiunque voglia mettersi in contatto con Teresa può visitare il suo blog, Asia Mon Amour, o la sua pagina Facebook.